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Il saper scrivere: non per tutti

C’erano una volta i grandi autori: Dante, Boccaccio, Petrarca fino ai più recenti Leopardi, Pirandello, Calvino. E oggi?

Quelli appena citati sono tra i più importanti scrittori italiani, addirittura del mondo. Autori che si sono affermati come punti di riferimento letterario e che ancora oggi, a distanza di secoli, vengono riproposti come esempio del “bel scrivere”. Ma se anche all’epoca di Leopardi fosse esistito il computer? Quali altre decine (o forse centinaia) di autori – veri o presunti – sarebbero arrivate a noi?

Saper scrivere: il ruolo del computer 

Il computer facilita la vita a chiunque desideri scrivere. Questo è innegabile. Nel momento in cui giunge la tanto agognata ispirazione, basta accendere il proprio pc e iniziare a riempire pagine di Word. Il correttore automatico viene in nostro aiuto, e se non ci ricordiamo con esattezza un episodio storico basta cercare su Google. Se poi si ha una forma di scrittura piacevole e corretta, la stesura del testo è più spontanea e la nostra opera ha buone possibilità di essere letta e gradita. A ciò si aggiunge l’estrema semplicità odierna per riuscire a pubblicare un proprio libro, specialmente in formato digitale.

Ma è tutto questo sufficiente per farci credere autori?

Scrivere: un atto di umiltà 

Ci piace vedere la scrittura come un atto di umiltà. Un’arte in cui qualcuno dona sé stesso, le proprie conoscenze, le proprie passioni, con la consapevolezza dei propri limiti. Ma quali sono questi limiti? E come affrontarli?

Il primo limite è una carenza di conoscenze e abilità sintattiche, ortografiche, lessicali, grammaticali. Certo, è strano pensare che uno scrittore (se prendiamo come esempio i grandi citati sopra) abbia lacune in tal senso. Ma oggi tutto è possibile, che piaccia o meno: una persona che non scrive in modo eccezionale ma ha idee fantastiche per trame e intrecci non è giusto che veda sprecata questa sua dote. E allora può richiedere l’affiancamento di un editor o di un correttore di bozze, per formare una squadra esplosiva e inespugnabile.

Il secondo limite è opposto al primo: scrittura al limite del perfetto, ma carenza di idee avvincenti e masticabili dal target. Ed ecco allora i libri scritti a quattro mani, dove una persona ci mette del suo per una storia interessante e l’altra ha l’onere della fase stilistica.

Esistono anche altri limiti che si scontrano con l’idea di realizzare un “grande libro” o di diventare un “grande autore”. Uno di questi è una carenza culturale di fondo: non basta leggere un po’ in giro o informarsi sommariamente per scrivere un saggio o un trattato relativo a fatti moderni. Se non si conosce a menadito il tema, piuttosto è meglio dirige il proprio scritto verso un’altra direzione: ad esempio, verso la tipologia del romanzo storico, che oltre alla ricostruzione del clima e dei costumi dell’epoca prevede una buona parte di inventiva.

Come ogni atto d’amore, anche la scrittura deve essere un atto di umiltà: una passione (o per qualcuno un lavoro) in cui mettere se stessi, con i propri punti di forza ma anche con i propri limiti. L’importante è farsi aiutare e compensare le carenze: una storia dall’intreccio sensazionale non deve restare sull’hard-disk perché siamo insicuri nello scrivere, così come non è eticamente corretto che un buon libro esca pieno di strafalcioni.

Il computer e internet oggi offrono questo e molto altro: perché non sfruttarli al massimo, per una buona letteratura?

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