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Letteratura e autopromozione sui social: 5 errori da non fare

In un recente articolo abbiamo parlato dell’importanza per un autore di sapersi promuovere in autonomia. Oggi vediamo quali sono gli errori che un autore di un libro deve evitare quando si autopromuove tramite i social network.

Autopromozione: scegliere un social non in target 

Uno degli errori più comuni è la scelta di un social che non colpisce il target giusto. Ci spieghiamo meglio. Molti di noi per motivi e preferenze personali sono attivi su uno o più social network: Instagram, LinkedIn, Twitter, Facebook etc. Ma se il social funziona a livello privato, non è detto che sia il luogo adatto per i nostri scopi professionali: se siamo tanto appassionati di LinkedIn non è garantito che quello sia il social adatto per recepire la nostra autopromozione e aiutarci nel far conoscere il nostro libro, perché attualmente LinkedIn è ancora una piattaforma molto incentrata sul digital business. Questa discrepanza a titolo esemplificativo si può ritrovare in molte altre situazioni su altri social media.

Autopromozione: eccessiva autoreferenzialità 

Dire che noi siamo i più belli e i più bravi non aiuta. Né tanto meno ci rende credibili. Devono essere gli altri a riconoscerci come più bravi e più belli, non noi ad autoproclamarlo. E allora? Come fare? Dobbiamo lavorare per costruire una cerchia di pubblico interessato al nostro lavoro e che trovi in noi un reale valore aggiunto, coinvolgendolo nelle modalità più consone per ciascun target.

Autopromozione: poco coinvolgimento 

Il coinvolgimento (anche detto “engagement”) è una delle sfide più difficili dei social network. Ne siamo consapevoli. Fior di aziende e di social media manager sbattono la testa per anni per capire come far crescere il numero di followers attivi e coinvolti. Per un autore questo passaggio è un po’ più semplice, almeno a livello teorico: l’ambito della cultura già di per sé è più appealing in un ambiente social che non per un’industria che produce stampi per materie plastiche. Può dunque coinvolgere gli utenti con riferimenti alla cultura, con l’emozione del racconto, con domande pertinenti e che dimostrano una reale attenzione verso il pubblico, con sondaggi. Ci potrebbero volere dei mesi per sollevare interesse, ma è un punto da cui non si può prescindere.

Autopromozione: errori e refusi 

Sembra banale, ma non sono rari i casi di personaggi pubblici (i politici in primis) che hanno perso di totale credibilità a causa di errori e strafalcioni nell’uso della lingua. Che sia per la fretta o per la scarsa concentrazione, si tratta di sviste che un autore di opere letterarie non può certo permettersi.

Autopromozione: vendere come unico obiettivo 

I profilo social di un autore non devono essere una mera vetrina di vendita: “Compra ora!” è una call to action che va usato con estrema moderazione, se non addirittura bandita. Sì, perché se si arriva alle vendite in modo “organico”, ovvero per scelta precisa dell’acquirente, il valore di quella vendita è estremamente più alto. Questo passaggio deve essere in sintonia con quanto detto finora: per portare una persona all’acquisto bisogna interagire con essa, interessarla, incuriosirla, stimolarla con un’azione efficace di coinvolgimento dove la vendita è solo uno degli ultimi, lontani step.

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