Autrice senza pregiudizi e amante del genere Romance M/M: scopriamo di più su Susan Moretto

Da mamma ad autrice, da compagna a scrittrice senza confini e senza pregiudizi: scopriamo di più sulla friulana Susan Moretto e sul suo avvicinamento al genere Romance M/M.

Ciao Susan, leggiamo che anche tu – come molti altri autori – sei un’amante degli animali: come spieghi questa affinità così frequente tra pets e scrittori?

Potrei dire che noi autori siamo esperti nell’intuire sentimenti e desideri dal non detto, che riusciamo a leggere dietro le espressioni dei nostri animaletti. Delle anime profonde e affini, insomma. Tuttavia, la verità è che spesso solo gli animali riescono a sopportare le nostre bizze da scrittori e il fatto che parliamo da soli o con personaggi immaginari!

Da qualche anno pubblichi racconti per varie case editrici. Cosa significa per te scrivere? Quali emozioni ti dà?

La scrittura è una continua sfida con me stessa: migliorarmi costantemente, esplorare idee diverse dal solito e spingere i limiti del genere. Per questo motivo le emozioni che provo scrivendo sono duplici, positive e negative: amo scrivere, ma mi è anche facile odiarlo, e arrabbiarmi e prendere a calci la scrittura, metaforicamente parlando (se prendessi a calci il pc, mio marito mi strozzerebbe).

Parliamo del tuo avvicinamento al genere Romance M/M: come è avvenuto? Quali peculiarità vi hai trovato?

Mi sono approcciata al genere Romance M/M per sfida: non avevo mai scritto un romance “puro”, volevo capire se ne fossi capace, e la prima trama che è passata nella mia mente è stata un M/M. In esso ho trovato una dimensione diversa dal M/F classico, che mi permette di esplorare temi che mi intrigano e mi danno più possibilità di far soffrire i personaggi. Perché sono dell’idea che la sofferenza è il modo migliore per renderli davvero interessanti. Chi leggerebbe la storia di un Harry Potter amato e coccolato dai genitori?

Quali vantaggi ha secondo te l’editoria digitale rispetto a quella tradizionale?

Da lettrice, anzi da lettrice vorace, non posso che ringraziare l’editoria digitale che mi permette di acquistare più libri. Sarà banale, ma non sono milionaria, e l’ebook mi aiuta moltissimo. Sembrerà strano *sarcasmo mode ON* ma la stragrande maggioranza dei lettori non è milionaria, e quindi anche come autrice i prezzi vantaggiosi degli ebook mi aiutano a farmi conoscere e a far girare le mie storie. Forse se fossi un’autrice internazionale, con miliardi di copie vendute al mondo, sarebbe diverso, ma… non lo sono!

Il tuo racconto “Buon Natale, sfigato!” ha un titolo molto forte. Cosa c’è dietro? Qual è il filo conduttore?

Questo racconto, che Triskell Edizioni ha inserito nell’antologia natalizia “Racconti sotto l’albero 2016”, ha le sue radici nell’adolescenza, così come molti dei miei romanzi. Ho scoperto che l’adolescenza non solo è un periodo della vita a cui riesco ad approcciarmi bene, ma sono anche degli anni profondamente difficili per i ragazzi. Da ragazzo qualsiasi avvenimento viene ingigantito, ogni piccolo ostacolo è una montagna da scalare e ogni gioia è la più grande al mondo. C’è poi la componente degli “sfigati”, di quelli che al liceo se la passavano male. Come ho detto, mi piace far soffrire i personaggi, e un adolescente sfigato è la mia vittima preferita.

Veniamo ora alla tua opera principale, “Anormale – Troubled Teen Series #2”. Tocchi un tema molto sentito, quello dei bulli: qual è secondo te la strada per una conversione per chi si comporta da bullo con le altre persone?

Il bullismo non è un argomento semplice. Forse perché sono stata fortunata, e da ragazzina non ne ho sofferto molto e non l’ho visto accadere attorno a me. O almeno nulla di eclatante, come leggiamo quasi quotidianamente sui giornali. Quindi non so bene come andrebbe affrontato il bullismo, né ho studiato psicologia per poter dare una risposta univoca. Così ho scelto di affrontare la questione da diversi punti di vista, quelli che mi sembravano più logici anche in relazione al carattere dei personaggi: c’è chi si sente in colpa, c’è chi cerca con la forza di rimediare a tutte le proprie malefatte, chi reagisce con violenza inaudita, e c’è chi ammette di essere solo parte del branco, di aver agito senza pensare. Mi rendo conto di non aver creato situazioni in cui sono i genitori a intervenire, ma d’altro canto io sono brava con i ragazzini!

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