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Sogno di una notte - Nykyo

Nykyo e il romance M/M: intervista all’autrice

Dove amore per il Giappone, il pattinaggio e la scrittura si fondono, lì c’è Nykyo. Sarda, mamma, moglie presenta il suo primo romanzo d’amore M/M: “Sogno di una notte”.

Ciao Nykyo, sappiamo che scrivi sin dalle scuole elementari. Cosa ti ha spinto a pubblicare il tuo primo romanzo nel mondo dell’editoria digitale?

Ciao a voi. Sì, scrivo e invento trame praticamente fin da quando ho memoria. Per anni ho avuto una serie di idee che mi ronzavano per la mente e mi sono guardata intorno alla ricerca della casa editrice più adatta, anche per via delle tematiche trattate. Ho conosciuto Triskell in veste di lettrice e più ne osservavo il lavoro più in me cresceva la voglia di condividere i miei personaggi e le mie storie con il mondo e di provarci proprio inviando il mio manoscritto a chi mi aveva invogliato a farlo, grazie alla professionalità dimostrata e alle belle letture che mi aveva regalato.

Il digitale poi mi è sempre parso un mezzo molto moderno, immediato, ottimo per veicolare generi che hanno un parco lettori specifico. Adoro i libri stampati, ma personalmente ormai ne compro pochissimi, per svariati motivi, e credo che il digitale sia un buon trampolino di lancio, un modo molto diretto per farsi conoscere dal lettore.

Già dal soprannome trapela la tua passione per il Giappone: da dove nasce? Puoi dirci di più di questo pseudonimo?

Il mio pseudonimo è anche il nickname che da sempre uso su internet. Ci sono molto affezionata, più che come uno schermo dietro al quale nascondermi lo vedo come una sorta di amplificazione di me, dei miei interessi, delle mie passioni e, perché no, anche del mio spirito combattivo. Perché, sebbene scritto diversamente, Nykyo ha lo stesso suono di una mossa dell’Aikido.

Anche in questo senso rispecchia un po’ la mia passione per il Giappone, che è nata quando ero bambina e, oltre a innamorarmi dei cartoni animati che iniziavano ad arrivare dal Sol Levante (ero lì quando fu trasmessa in tv la prima puntata di Goldrake), iniziai ad appassionarmi di favole e mitologia di tutto il mondo. Quelle riguardanti il giappone mi hanno sempre affascinato particolarmente, così come figure come quelle dei Samurai. Inoltre per due anni circa ho praticato con gran gusto il Karate e anche questa esperienza ha fatto crescere il mio amore per tutto quello che è nipponico.

Così, quando è venuto il momento di trovarmi uno pseudonimo ho coniugato la voglia di restare me stessa, scegliendone uno che ricordasse il mio nome vero e quella di omaggiare una delle mie passioni.

La cosa che amo di più è che in questo modo ho risolto anche il problema dei nomignoli. Gli amici mi chiamano tutti Ny, sia che stiano riferendosi al mio nick sia che stiano usando il mio nome di battesimo.

Quali generi ti hanno accompagnata e formata fino a renderti un’autrice?

Ho sempre pensato che i generi fossero meno importanti delle idee che veicolano e dello stile di scrittura di un autore. Ciò non toglie che io abbia, come tutti, le mie preferenze. Sono cresciuta divorando i cosiddetti classici e ho anche una predilezione per i gialli vecchia maniera, il fantasy e la fantascienza. Alla fine, però, non disdegno nessuna lettura, purché lo stile e la trama mi catturino.

In “Sogno di una notte” parli di un amore M/M. A cosa è dovuta la scelta di questo genere?

Amo scrivere senza limitazioni di genere, ma quando si tratta di romance la mia preferenza va da sempre all’M/M.

In realtà nemmeno io so spiegare bene il perché; è come se la mia fosse una simpatia innata: fin da bambina mi commuovevo per l’amore tra Apollo e Giacinto molto più di quanto non mi emozionassi per qualunque storia d’amore eterosessuale. E avevo l’istinto a immaginare amori tra personaggi che in teoria erano eterosessuali. Ricordo, per esempio, di aver letto tutta la saga di Sandokan fantasticando su una trama alternativa in cui l’eroe alla fine capiva di amare Yanez e di esserne ricambiato. Crescendo non ho cambiato inclinazione, anzi, semmai ho scoperto che scrivere M/M mi dava modo di toccare tematiche a me molto care e socialmente rilevanti.

Il mio libro d’esordio, “Sogno di una notte”, in effetti nasce anche dalla voglia di dire la mia su alcuni di questi temi, come ad esempio la situazione attuale in un paese enorme e influente come la Russia, in cui l’omofobia si sta sempre più trasformando in una piaga allarmante, o di mostrare un lato insolito di uno sport che quasi tutti identificano con un ambiente estremamente aperto e accogliente per gli atleti dichiaratamente gay e che, invece, sta iniziando solo ora a scuotersi di dosso tabù e pregiudizi a volte molto gravi. L’M/M per me rappresenta un’ottima occasione di parlare anche di questo genere di problematiche, facendole conoscere al pubblico o intavolando un dialogo con chi ne è già al corrente.

In quest’opera emergono molte delle tue passioni: ti va di approfondire?

Ammetto che in “Sogno di una notte” le mie passioni si avvertono parecchio, è vero. Quella per l’hockey, ad esempio, anche se non lo seguo più da anni (non assiduamente almeno), quella per il cinema, anche se l’ho introdotta solo sotto forma di citazioni minime. Quella per il teatro e per Shakespeare. E non credo che sarà una sorpresa per nessuno scoprire che la mia opera shakespeariana preferita è “Sogno di una notte di mezza estate” e che il mio personaggio preferito è Puck il folletto.

Soprattutto, però, pur non essendo un libro sul pattinaggio artistico sul ghiaccio, il mio romanzo rispecchia il mio amore viscerale per questo sport che trovo stupendo e che ammiro tanto per il modo in cui coniuga l’eleganza dell’arte e della danza (anche il balletto mi piace, come i lettori avranno capito, ma non sono esperta o appassionata quanto il mio Il’ya) con la forza dell’atletismo.
Ho iniziato a seguire questo sport quando avevo circa quattro anni e guardavo le gare con mia madre. Non ho mai smesso di amarlo e di seguirlo, quando ho potuto anche dal vivo, godendomi un mondiale a Torino nel 2010 che, non a caso è il periodo temporale in cui si svolgono le vicende del mio libro. La stagione agonistica 2009-2010 per me è stata una gran fonte di ispirazione ed è da quei giorni trascorsi in un pattinodromo, incantata dalla visione dei miei campioni preferiti, che è iniziata la gestazione di “Sogno di una notte”: un percorso lungo anni che mi ha reso il mio sport preferito ancora più caro.  Del resto per me il pattinaggio rappresenta anche un legame ancora vivo con una persona cara che non è più fisicamente accanto a me ma che sento più vicina ogni volta che assisto a una competizione. Spero di essere stata capace di restituire al lettore anche solo un briciolo della magia che il pattinaggio mi ha sempre donato.

Con Triskell Edizioni hai trovato spazio per la pubblicazione di quest’opera. Pensi che prima o poi anche l’editoria classica si aprirà a storie d’amore M/M?

Lo spero perché implicherebbe un cambiamento dell’attuale clima culturale e sarebbe il tipo di cambiamento di cui mi piacerebbe essere testimone, non solo come autrice ma anche come lettrice.

Penso sia importante che i lettori possano conoscere meglio anche questo lato del romance, perfino quando non sono lettori specificatamente interessati all’M/M per esperienza personale e per gusti letterari. Ho sempre creduto che ci siano piccole perle che anche il lettore non appassionato di M/M potrebbe gradire e che scoprirebbe più facilmente se veicolato dall’editoria classica. L’editoria digitale, come dicevo, mi pare un ottimo modo per raggiungere potenziali lettori che però vedo come più orientati al genere di per sè, mentre forse un’apertura dell’editoria classica potrebbe indirizzare verso alcuni romanzi M/M anche altri tipi di fruitori.

Hai pubblicato il tuo romanzo d’esordio lo scorso anno, e ora? A quali nuovi progetti stai lavorando?

Ho la fortuna di aver firmato ancora una volta con Triskell e quindi a breve (anche se ancora non posso dare una data) avrò la gioia di presentarvi i personaggi di un nuovo libro. Amo spaziare nei sottogeneri e per questo romanzo, che è sempre un M/M, ho abbandonato l’ambientazione contemporanea e per portare i lettori a bordo di una nave pirata, la Barebones, a conoscere la sua ciurma, il suo Capitano, Edward Lennox, e il carpentiere di bordo Jack “Woody” Smith.  Spero che i lettori si divertiranno a leggere le loro vicende tanto quanto io mi sono divertita a scriverle.

Quanto ai progetti futuri, vorrei dare un seguito a “Sogno di una notte” e ho in mente un paio di altri progetti, tra cui un romanzo contemporaneo e un altro M/M storico. Insomma le idee non mi mancano mai. Semmai come mamma a volte mi manca il tempo per scrivere, ma come al solito troverò il modo di ritagliarmi lo spazio per continuare a sognare insieme ai miei personaggi e a tutti i lettori che vorranno incontrarli.

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