Enedhil, dall’amore per il genere fantasy a scrittrice

Enedhil vive tra le sponde del lago di Como e le montagne, circondata da boschi, fiumi e castelli. L’opera che ha cambiato la sua vita? La trilogia de Il Signore degli Anelli: da qui è iniziata la sua carriera di autrice.

Spinta da un amore profondo per il genere fantasy, Enedhil si cimenta anche con il Romance M/M: scopriamo di più.

Ciao Enedhil, cosa ha significato per te la trilogia de Il Signore degli Anelli?

Ciao e grazie per il tempo e lo spazio che mi state dedicando.

Potrebbe sembrare esagerato, ma la trilogia de Il Signore degli Anelli mi ha davvero cambiato la vita. Parlo della trilogia cinematografica perché, prima dell’uscita dei film, non avevo avuto ancora l’occasione di leggere le opere di Tolkien, anche se quel libro era lì nella mia libreria.

Dopo aver visto La Compagnia dell’Anello si è acceso qualcosa dentro di me. Qualcosa che, di sicuro, è sempre stato in attesa del giusto momento per uscire allo scoperto. Mi sono sentita “a casa” ed è scattata una scintilla che mi ha spinto a fare ciò che non avevo mai fatto sul serio: scrivere. Ho iniziato a scrivere le mie prime fanfiction, perché il bisogno di raccontare una storia, che andava oltre quella vista sullo schermo, era incalzante. Così ho fatto. Ho iniziato a raccontare di quel mondo e di un amore che trascendeva i generi e le razze. Perché sì, nelle mie storie ho sempre trattato relazioni m/m (o slash, così come l’ho conosciuto a quei tempi). E non ho più smesso.

Ma Il Signore degli Anelli non mi ha fatto scoprire solo la mia passione per la scrittura. Ho fatto un corso di sartoria e costume per imparare a confezionare gli abiti di cui mi ero innamorata in quei film, e ho realizzato molti di quei meravigliosi costumi per me e per altre persone. Ancora oggi li indossiamo nell’ambito del cosplay alle fiere a cui possiamo partecipare.

Come ultima cosa – e anche più importante – le persone. Questi film mi hanno permesso di conoscere delle persone meravigliose che adesso fanno parte della mia vita. Le storie che ho scritto in questo fandom hanno portato nella mia esistenza tante amicizie e tanto affetto. Non ringrazierò mai abbastanza Peter Jackson e gli attori che hanno interpretato quei personaggi, in quel preciso modo, per avermi fatto conoscere il mondo di Tolkien e per avermi regalato tutto questo.

Sei da sempre un’amante del genere fantasy: quali sono i tuoi autori preferiti e quali libri consiglieresti a chi desidera avvicinarsi a questo mondo?

Visto la risposta precedente sarà scontato, ma sicuramente Tolkien. Amo molto Anne Rice, Marion Zimmer Bradley e Lynn Flewelling.

La seconda parte della domanda è più complessa. Sarebbe facile consigliare i libri di genere fantasy che mi hanno appassionato, ma probabilmente sbaglierei perché correrei il rischio di ottenere il risultato opposto. Dovrei prima conoscere la persona, sapere qualcosa dei suoi gusti e dello stile che le piace leggere. Io amo Tolkien, appunto, ma consigliarlo come prima lettura a qualcuno che, magari, non ama particolarmente le descrizioni sarebbe solo controproducente. Ho imparato che la lettura è qualcosa di molto intimo e personale, e che non ci sono libri “per tutti”.

Sei sempre alle prese con nuove idee per nuovi romanzi: quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?

Sicuramente i luoghi in cui vivo. Ho la fortuna di abitare in una zona stupenda che mi offre la possibilità di far vivere la fantasia anche nei momenti più impensati. Camminare nei boschi, guardare lo scorrere del fiume in piena e passeggiare tra le mura di un castello, sono tutte cose che fanno bene alla mia anima e mi ispirano a dare vita a quelle dei miei personaggi.

Nella tua opera principale, “Qualcosa in cui credere”, parli di un amore tra due uomini. Cos’è per te l’amore? E quali sono i maggiori ostacoli alla sua realizzazione, nella società in cui viviamo?

In “Qualcosa In Cui Crederel’amore è un tassello importantissimo. Un amore inteso non solo come il sentimento tra i personaggi, ma anche come elemento fondamentale per riportare un equilibrio che è stato rotto a causa della discordia, dell’avidità e del tradimento. In questa storia è visto come qualcosa che trascende il puro aspetto romantico e si inserisce in un contesto più ampio che va a toccare il legame stesso delle Stagioni e degli Elementi in lotta tra loro. L’amore che nasce tra i due protagonisti è un po’ la scintilla da cui si sviluppa poi tutto l’incendio ed è anche l’incendio stesso.

In realtà, io non sono affatto una persona romantica. Mi definirei anche molto cinica su questo argomento. L’amore per me è complicità, fiducia, sostegno. È un sentimento che ha mille sfaccettature, non necessariamente quello dai contorni passionali e incontrollabili che viene mostrato nelle storie. Ma abbiamo bisogno dell’amore, in qualsiasi forma, proprio per vivere nella società che ci circonda. Se imparassimo ad ascoltare di più i sentimenti positivi che abbiamo dentro, riusciremmo ad affrontare con una visione diversa qualsiasi ostacolo, a partire dalla paura e dall’egoismo.

Ti piace sognare: come conduci la tua esistenza, tra sogno e realtà?

Sogno tantissimo. Immagino, invento, creo, disegno nella mente i miei mondi, ascolto le anime dei miei personaggi in ogni momento. La mia realtà si plasma sulla mia fantasia, direi. Perché il modo di vivere ogni giorno lo decidiamo noi, e io amo farlo con un sorriso e un po’ di magia. Vado a lavorare come tutti, ovviamente, e ho la mia bella dose di problemi da affrontare, ma in quello che mi circonda c’è sempre qualcosa che mi spinge a credere nei sogni e in ciò che di magico può esserci anche nella realtà.

Ti definiresti una persona ottimista o pessimista? E quanto questo tuo lato del carattere influisce sulla tua carriera da autrice?

Direi ottimista, sicuramente. Non lo sono sempre stata, in effetti, ma ho imparato a esserlo. Per riprendere la risposta precedente: ho imparato a vedere quel velo di magia che c’è sempre attorno a me. E l’ottimismo, come appunto il modo in cui si guardano le cose e il nostro atteggiamento influiscono moltissimo. Per quanto riguarda il mondo della scrittura, credo mi spinga a continuare per la mia strada, sempre e comunque. Mi aiuta a vedere gli aspetti positivi di una situazione e a valutare in maniera razionale quelli negativi. Mi spinge a credere in me stessa e in quello che ho costruito in questi anni. E spero anche che possa permettermi di trasmettere qualcosa di buono e positivo a chi legge le mie storie.

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