Intervista a Chicco Padovan

Amante della lettura, appassionato di fiabe antiche e libri illustrati, Chicco Padovan ci presenta il suo primo romanzo: “Il caso Dupon”.

Ciao Chicco. Cosa ti ha spinto a cimentarti per la prima volta in un romanzo?

Grazie per il tempo e l’attenzione. Il mio percorso in ambito editoriale è un po’ anomalo. Ho iniziato a scrivere nel 2012 dedicandomi esclusivamente alla fiaba. Sì, scrivevo fiabe e nient’altro! Gli editori mi dicevano che erano belle, ma non si arrivava mai al contratto.

Nel 2016 ero giunto al capolinea: basta, ho chiuso con la scrittura! Proprio in quel periodo ha bussato alla mia porta Martine, la protagonista de Il caso Dupon. Ho cullato la sua storia per quasi un anno: lanciarmi nella scrittura di un romanzo mi sembrava un azzardo. Alla fine mi sono deciso, ho provato ed eccomi qui.

Sappiamo che ami le fiabe antiche e i libri illustrati. Da dove nasce questo tuo interesse?

Il mio amore per le fiabe e i libri illustrati nasce durante l’infanzia, tramite la collana Fiabe sonore di Fabbri Editori – si tratta di una pubblicazione settimanale avvenuta fra gli anni Settanta e Ottanta con un albo e una musicassetta in allegato a ogni uscita. Silverio Pisu, l’autore dei testi e la voce narrante delle musicassette, è per me un genio sottovalutato. Nessuno come lui ha saputo rileggere le fiabe classiche con altrettanta ironia e intelligenza.

Nel corso degli anni ho coltivato questo mio interesse leggendo i Grimm, Andersen e Perrault, ma anche i meno noti Giuseppe Pitrè, Gianbattista Basile e Francesco Straparola.

I libri illustrati li colleziono da sempre e dovrei smettere, perché ormai non so più dove metterli!

Quali altri passioni hai nella vita che secondo te si riflettono sulla tua vena creativa?

La musica, probabilmente. Da ragazzo ho scritto qualche canzone. Anche la scrittura deve possedere una sua musicalità. Il pensiero, il discorso, specialmente letti ad alta voce, devono suonare bene, mantenere un certo ritmo, scorrere senza dissonanze. È una percezione che si affina con l’esercizio continuo e nella quale c’è sempre margine di miglioramento.

Veniamo ora alla tua prima opera, “Il caso Dupon”, da te definito “un romanzo nella migliore tradizione della commedia romantica”. Quali sono state le tue principali fonti ispiratrici, sia a livello di storia che di autore?

Nella quarta di copertina si tende sempre a proporre il libro sotto la migliore luce possibile, ma non mi pento di quella frase. Dopotutto Il caso Dupon strizza l’occhio a classici come Papà Gambalunga o a film quali My fair lady e Gigì. Certo non ho la pretesa di competere con questi capolavori, ma la fonte di ispirazione è quel genere di soggetto.

Quanto agli autori di riferimento, beh, ce ne sono tanti. Dahl, Conan Doyle, Gaiman, Zafón, la Walter o la Fiorio, giusto per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Quando scrivo cerco di essere semplicemente me stesso, anche se è inevitabile che quello che mi piace influisca a livello inconscio sul mio lavoro.

Come ti sei avvicinato al mondo di Triskell Edizioni e come vedi il futuro dell’editoria digitale?

Qualche anno fa per Triskell ho collaborato alla realizzazione dell’antologia di racconti La lanterna dei sogni – tra l’altro si tratta di un ebook gratuito, approfittatene!

Quando ho concluso la scrittura de Il caso Dupon ammetto candidamente di aver spedito il manoscritto esclusivamente a Triskell. Mi trasmetteva sensazioni di serietà e trasparenza che ora posso confermare.

Come vedo il futuro dell’editoria digitale? Bella domanda. Credo che il mercato dell’intrattenimento sia sempre più segmentato e che quello della narrativa, specialmente in formato digitale, non faccia eccezione.

Fare grandi numeri è sempre più difficile, il lettore desidera un libro tagliato su misura per lui, che corrisponda quanto più possibile alle proprie inclinazioni.

Editori e autori devono puntare a un prodotto curato e personale. In questo modo il pubblico si fidelizza e torna ad acquistare. Certo a muovere tutto deve essere una grande passione: i risultati, se ci sono, arrivano nel lungo termine.

C’è qualche progetto futuro di cui ci vuoi parlare?

Progetto è una parola grossa! Finché non c’è un contratto di edizione lo scrittore è uno dei tanti con un manoscritto in mano.

Detto questo, sì, sto lavorando con un’amica scrittrice a un libro a quattro mani. In cantiere ho anche un romanzo fantasy. Se vedranno mai la luce, però, non posso garantirlo.

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