Emozione e libertà: intervista a C. K. Harp

Emozione, libertà, assenza di pregiudizio. Scopriamo di più su C.K. Harp, autthor per Triskell Edizioni per il genere LGBT.

Ciao C.K. Harp, parlaci un po’ di te e della tua storia di autore… o autrice?

Uhm, author. Diciamo che dietro la maschera di C.K. sono donna, (il segreto di pulcinella), ma diciamo anche che credo fermamente nel fatto che le parole non abbiano genere, nonostante si tenda sempre a omologare, appiattire, standardizzare (le donne fanno romance, gli uomini giallo/thriller/horror/fantasy… ehm.) La mia storia come pennivendola/o inizia tantissimo tempo fa, anche se poi ho deciso di adottare il mio “lato oscuro” e dare vita alla parte maschile che era in me. Parlo di parte maschile solo perché i miei romanzi ruotano prevalentemente intorno alla sfera “maschia”, e in effetti riconosco una certa predisposizione a immedesimarmi nei fratelli homo sapiens. D’altronde, ognuno ha due anime, una delle mie è quella di C.K.

Come mai la scelta di questo pseudonimo?

Semplicemente per differenziare i vari generi che abbraccio. Come dicevo poc’anzi, tutti sanno bene o male chi sia, quale sia la mia vera identità, ma tra i fumetti, i libri per bambini e la narrativa, aprirmi alla branca che riguarda la sfera male to male e F/F (ma anche B) richiedeva un’altra faccia.

Libertà, vocazione, assenza di pregiudizio. Metti tutta la tua anima in ciò che scrivi. Quanto questo influisce sul successo delle tue opere?

Credo che la cosa più importante che ripaghi sempre sia lo studio e il sentimento. Non in quello che si fa (quello dovrebbe essere alla base, ma con la mera passione non si ottiene molto) ma in quello che si descrive, nei personaggi che si creano e che si portano alla luce. Più passa il tempo e più mi rendo conto di star diventando ossessiva nelle parole, nelle frasi, nella costruzione dei periodi. Questo, dai commenti che ricevo, si vede e viene apprezzato ed è l’importante. Poi se finirò in un reparto psichiatrico, amen: potrò dire finalmente di aver sacrificato tutto per la scrittura!

Ci sono altre passioni che reputi fondamentali per la tua fase creativa?

Ciò che muove la mia scrittura è la vita stessa, quindi sì: vivere è la sola cosa che reputo fondamentale, ma non solo nel processo creativo.

Scrivi per il genere LGBT. Avresti mai pensato di poterlo fare, prima di entrare nel mondo dell’editoria digitale?

Non ci ho mai riflettuto molto, nel senso che ho sempre scritto ciò che mi veniva in mente senza soffermarmi a pensare se fosse o meno accettato/ commerciale/ di moda. D’altronde scrivo di amore, pur squartando persone (e animali, sigh) quindi ci deve essere sempre speranza, ed è con quel concetto implicito che vado avanti. Io scrivo, prima o poi verrà il tempo per ogni cosa. Certo, non per i caduti in battaglia, per tutte le vittime dei miei serial killer, ma… è così che va l’universo.

Parlaci della tua opera principale, Collapse (serie Enigma #2). Come è nata? Hai qualche aneddoto da raccontarci sulla sua ideazione e stesura?

Collapse in realtà è il secondo capitolo della travagliatissima e narcisistica storia di Dre Walker, editor della Neverland Press, soggetto perfetto per una psicoanalisi di gruppo (se accetta di parlare con qualcuno che non sia il suo compagno) e cavia “tipo” per qualsiasi medico della mente contorta. Scherzi a parte, La colpa di Dre è il primo dei tre thriller della saga Enigma, storia incentrata sulle vicissitudini di questo giovane ragazzo impiantato in Australia dopo una vita vissuta in quel dello Stato di Alberta, Canada-neve-freddo-figo. Collapse è il capitolo di mezzo, quello che invece di risolvere gli interrogativi lasciati nel primo moltiplica i quesiti neanche fossero gremlins, lasciando quel sapore di stordimento/ansia/voglia-di-uccidere-l-autore nel lettore tipo. Tuttavia, se ne La colpa di Dre chi emergeva come santo e perfetto era Clancy, il cowboy paladino della legge che non veste alla marinara, ma che è fantastico lo stesso, in Collapse Dre assume dei contorni ben più definiti, permettendo al lettore di conoscerne parte del passato, della psicologia e della bontà d’animo. Tutto questo prologo per dire che la storia è nata con Dre, non con me, non dalla mia testa, ma direttamente da lui. E dalle mie nevrosi, sì. Aneddoto? Be’, che per immedesimarmi nella sua parte, ogni volta che scrivo un capitolo nuovo, aspetto che calino le tenebre, spengo le luci, tutti a nanna e io che, cuffiette alle orecchie, mi piazzo al centro del salone con le hit della disco anni ‘90 a palla di fuoco. Prima o poi mio marito mi troverà, mi scoprirà e mi prenderà per i fondelli a vita. Ma non è questo il giorno.

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