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[#Anteprima] [#Gratis] Brivido – Jocelynn Drake e Rinda Elliott

Anteprima gratuita del romanzo “Brivido”

Per voi un estratto gratuito del primo capitolo di “Brivido”, il nuovo romanzo delle autrici Jocelynn Drake e Rinda Elliott.

Buona lettura!

 

Capitolo 1

Lo Shiver era animato.

Lucas Vallois si appoggiò al parapetto e osservò il pianoterra del suo locale preferito; fu attraversato da un caldo brivido di orgoglio. La gente si assiepava in ogni spazio disponibile, ballando sulle note del DJ ospite. Nel frattempo sei baristi realizzavano drink unici e stappavano birre con rapidità e destrezza. L’illuminazione fioca e intima creava angoli nascosti per momenti rubati.

Sogghignò. Forse non era fioca e intima a sufficienza, perché perfino da lì riusciva a vedere pelle nuda. Non che gli importasse. Ma era sorprendente, vista la temperatura in quegli anfratti.

Al primo piano c’era tutto un altro mondo.

Si girò e si accomodò di fronte alla sua assistente sul morbido divano di cuoio nero. Il materiale era fresco al tatto grazie al flusso continuo di aria gelida immessa dalle prese d’aria sopra di loro. A Cincinnati e nella valle fluviale attorno alla città era arrivato l’autunno, ma la temperatura esterna, per quanto rigida, non riusciva a ridurre il calore corporeo della folla riunita nel night club, che portava il locale a sfiorare i quaranta gradi. A prescindere da quello, Lucas esigeva che nel locale ci fosse un freddo pungente.

Non ci si può aspettare niente di meno da un posto chiamato Shiver, il “Brivido”.

Lucas si sporse in avanti per prendere uno dei bicchieri. Mentre beveva un sorso d’acqua, guardò la bionda minuta dai grandi occhi azzurri seduta di fronte a lui. Da quando avevano preso a incontrarsi sempre più spesso allo Shiver, la donna aveva iniziato a indossare eleganti cappotti coordinati con i suoi tailleur. Nonostante il calore salisse verso l’alto, il piano di sopra non aveva una temperatura paragonabile a quella della massa di corpi pigiati che si strusciavano sotto di loro. Candace stava muovendo rapidamente le mani, elencandogli nella lingua dei segni tutti gli aggiornamenti sui contratti d’affari, le negoziazioni e le altre aree a cui era interessato. Lui annuì, prendendo mentalmente nota di cosa avrebbe dovuto approfondire il giorno seguente.

Quando la musica cambiò, un rapido moto di stizza lo fece accigliare. Candace si fermò immediatamente, ma Lucas scosse la testa, indicandole che la sua espressione non era dovuta a niente che lei gli avesse comunicato.

Dio, quanto odiava la trance. Diavolo, era tutta uguale. Pulita, sterile, digitale e senz’anima. Dov’erano finite la voce grezza di Trent Reznor e le chitarre urlanti che rimbombavano tra i muri? I Nine Inch Nails, i KMFDM, i Thrill Kill Kult, gli Skinny Puppy e i Front 242 riecheggiavano in molti dei suoi ricordi più piacevoli, ma sembrava che ormai non andassero più di moda. Ovviamente, ogni volta che lo diceva a uno dei suoi amici, quello ridacchiava e lo scherniva per la sua età.

Irrequieto, riappoggiò il bicchiere sul tavolo, si alzò in piedi e fece cenno a Candace di interrompersi prima di tornare al parapetto. Lo Shiver era aperto da più di un anno ed era ancora gremito ogni notte. Dei tre night club che possedeva, era il più popolare e di successo. La folla danzava frenetica e l’alcol scorreva in un flusso costante di eccellente guadagno. I DJ litigavano per essere inseriti in programma e le celebrità vi apparivano regolarmente. Era il luogo da vedere e in cui farsi notare a Cincinnati.

Probabilmente, però, avrebbe chiuso di lì a un anno. Con un po’ di fortuna forse due. La gente seguiva le tendenze come pecore dirette verso un burrone, e quel che andava in un determinato periodo non avrebbe destato interesse qualche anno dopo. I night club – quelli davvero redditizi – non rimanevano mai al massimo della popolarità per più di qualche anno, nel migliore dei casi. Lucas aveva imparato a chiudere i suoi locali non appena le vendite iniziavano a calare, calcolando i tempi in modo da averne un altro in apertura, nuovo e più esclusivo allo stesso tempo.

Lo Shiver era il suo preferito. L’atmosfera elegante e moderna faceva effetto, e lui adorava lasciare il segno.

Candace si alzò e con la coda dell’occhio Lucas la notò avvicinarsi al parapetto, ma la donna aspettò che lui si voltasse per parlare. La lasciò lì, mentre studiava i due bar e la pista da ballo che riusciva a scorgere. Il locale non era ancora del tutto pieno, ma mancava poco.

Riportò lo sguardo sulla sua assistente e Candace riprese immediatamente a parlargli nella lingua dei segni. Le maniche del suo aderente cappotto rosso le ondeggiavano attorno ai polsi.

«Per questa notte e tutto il weekend, i tavoli sono completamente prenotati,» gli disse. «Il distributore del whiskey ha accettato le nostre condizioni. Lunedì avremo il nuovo contratto.»

Lucas annuì e la donna fece subito un passo indietro, indicando che non aveva altro da comunicare. La tensione nelle sue spalle si allentò leggermente. Gli erano serviti sei tentativi per trovare un assistente che riuscisse a stare al passo con lui, e Candace aveva un vantaggio: conosceva il linguaggio dei segni. Era stata un’ottima occasione per imparare bene una quarta lingua. Tre sere alla settimana, Lucas ispezionava ognuno dei suoi locali e si rifiutava di gridare istruzioni sopra la musica martellante fino a perdere la voce. Né aveva intenzione di farsi urlare addosso nel proprio night club. Ovviamente, la maggior parte del personale si era erroneamente convinto che fosse sordo, ma andava bene così. Lo rendeva inaccessibile.

Tornò a osservare la folla. La moltitudine sotto di lui si faceva sempre più discinta via via che la notte proseguiva. L’ambiente dei night club era incredibilmente prevedibile e noioso, ma Lucas l’apprezzava per il denaro che gli faceva guadagnare. Ed era ancora fieramente orgoglioso di averci visto giusto con l’idea di quel locale, nonostante alcuni suoi amici avessero insistito nel dire che un club freddo avrebbe allontanato le donne.

La carezza della pelle sulla pelle alzava sempre la temperatura.

Stava per riprendere il bicchiere d’acqua quando un uomo alto si allontanò dal bar, con un drink per mano. Non riusciva a vedere il suo viso con chiarezza, ma qualcosa nel modo in cui l’abito scuro gli abbracciava le spalle larghe e il petto ampio catturò la sua attenzione. Lo sconosciuto serpeggiò con abilità tra la folla senza versare i suoi drink, per raggiungere una donna che stava chiacchierando e ridendo con gli amici. Lei accettò il bicchiere senza alzare lo sguardo o smettere di parlare. Lucas quasi sorrise quando l’uomo scosse irritato la testa e si girò leggermente per bere un lungo sorso della sua bevanda. A quanto pareva avrebbe avuto bisogno di alcol per superare la serata.

Lucas aveva in mente un’alternativa per lui.

Aspettò, lo stomaco contratto per l’impazienza, spingendo mentalmente lo sconosciuto ad alzare lo sguardo verso il primo piano. Tutta la zona era avvolta da profonde ombre, e lui sapeva di essere invisibile a chiunque fosse al pianoterra, eppure voleva vederlo in faccia, sperando che si rivelasse attraente quanto lo era il suo corpo. Per pura fortuna una luce illuminò il volto dell’uomo proprio quando quello alzò finalmente gli occhi. Una mascella decisa migliorava il suo volto ovale, e da sotto le sopracciglia scure spiccavano due occhi quasi troppo grandi.

Sì, forse quel tizio avrebbe potuto fare qualcosa per ravvivare la sua serata.

Facendo segno a Candace di riavvicinarsi, indicò lo sconosciuto e poi le comunicò a segni: «Puoi scoprire chi è?»

Lei fissò l’uomo per alcuni secondi e poi annuì.

«Voglio solo il suo nome.» Non aveva intenzione di spiegarle il motivo. Non gli importava cosa avrebbe pensato della sua richiesta. Era più di un mese che un uomo non catturava la sua attenzione, dato che era stato quasi completamente assorbito dal lavoro e dal suo progetto più recente. E in parte anche da una donna con cui si stava vedendo, ma quella relazione ormai non lo soddisfaceva più. Stephanie gli aveva mentito troppe volte per rimanere nelle sue grazie. Doveva trovare solo uno spazio in agenda per informarla che era il momento che ognuno andasse per la propria strada.

Puntò lo sguardo su quelle ampie spalle. Per una notte quell’uomo sarebbe stato una piacevole distrazione.

Candace stava per allontanarsi, probabilmente per iniziare le sue ricerche sull’identità dello sconosciuto, quando indietreggiò di colpo, gli occhi spalancati e allarmati. Lucas seguì il dito che stava puntando e gli si strinse violentemente lo stomaco.

Snow.

Guardò la testa striata di bianco del suo più vecchio amico, che stava attraversando la folla con passo deciso. Ashton Frost aveva iniziato a ingrigire prematuramente intorno ai vent’anni e non si era mai disturbato a tingersi. Non ne aveva bisogno. Il bianco rendeva il blu dei suoi occhi ancora più nitido, e creava un bel contrasto con la sua carnagione olivastra. Era il motivo per cui aveva scelto il suo soprannome, Snow come “neve”, mentre erano nell’esercito.

Nonostante l’uomo non stesse parlando, la gente si affrettava a lasciargli libero il passaggio. Snow era un individuo dall’aspetto formidabile, alto più di un metro e ottanta e con spalle larghe che lo facevano sembrare un autocarro lanciato in mezzo a un branco di pecore.

L’espressione arcigna del dottore attirò il suo sguardo. Sebbene Snow non fosse mai stato emotivo da piccolo, crescendo era diventato sempre più riservato ed esteriormente freddo, in special modo in seguito agli anni trascorsi nell’esercito e a quelli passati a lavorare come chirurgo traumatologico all’ospedale dell’Università di Cincinnati. Mostrava ben poche emozioni al di là di una gelida e pungente indifferenza, a meno che non fosse costretto. Allora, a volte… subentrava una rabbia violenta.

E a giudicare dalla maniera aggressiva con cui avanzava, Lucas era pronto a scommettere che l’amico fosse sul punto di scoppiare. A quanto pareva anche Candace li frequentava da abbastanza tempo da capirlo.

Fece un lungo respiro per calmarsi – l’ultimo prima della tempesta – e si voltò verso la sua assistente per lasciarle le indicazioni finali perché continuasse a lavorare negli altri due night club senza di lui. Efficiente come sempre, la donna prese nota; sembrava sollevata di poter battere in ritirata. Lucas non la biasimava. Snow poteva essere… beh, Snow.

Si soffermò per mandare un breve messaggio a Rowe.

Tempesta di neve allo Shiver.

Infilato il telefono nel taschino della giacca su misura color antracite, prese il proprio bicchiere e la bottiglia di acqua d’importazione, poi si diresse verso la saletta privata in fondo al primo piano.

Il loro comune amico, Rowe, era uno dei pochi che sapeva far ridere Snow. E senza nemmeno dover ricorrere necessariamente all’alcol, anche se il liquore aiutava. Lucas tirò fuori il suo bourbon preferito e preparò i bicchieri. Lui e Snow lo avevano conosciuto dopo l’addestramento di base nell’esercito, e da allora erano rimasti sempre insieme. Rowe poteva essere sciocco e ridicolo, ma nonostante fosse una testa calda, Snow non riusciva a provocarlo per quanto a volte ci provasse.

Lucas sprofondò sul consunto divano di pelle marrone e guardò il cellulare per leggere la singola parola in risposta di Rowe.

Cazzo.

L’amico era sicuramente diretto lì.

Snow entrò a grandi passi e sbatté la porta mentre lui si infilava di nuovo il telefono in tasca. La stanza era penosamente silenziosa, la fastidiosa musica trance soffocata dai pannelli isolanti. Lucas avrebbe potuto condurre lì i suoi affari, ma preferiva tenere d’occhio la situazione. Quello spazio era per il suo uso privato, non per il lavoro.

«Mi serve un favore.» La voce di Snow era roca e bassa come se avesse passato la giornata a gridare in ospedale.

Lui si limitò ad alzare un sopracciglio per indicare che era in ascolto.

«Aiutami a trovare un urlatore per stanotte.»

Lucas non batté ciglio alla richiesta, anche se fu difficile. Non era la prima volta che gli sentiva dire quelle parole. Quando il suo migliore amico era inquieto, aveva bisogno di fare sesso violento con un uomo che avrebbe tollerato di essere bistrattato. No, con uno a cui sarebbe piaciuto. Lui apprezzava ambo i sessi nel suo letto, ma Snow voleva solo uomini, e più erano tosti e più gli piacevano.

Dopo aver bevuto un sorso d’acqua, appoggiò il bicchiere sul tavolino basso e si alzò in piedi. Ogni suo movimento era elegante e preciso, e lui fece in modo di non manifestare preoccupazione né altro. «Non sono un magnaccia.»

Snow incurvò le labbra in un’espressione molto simile a un ghigno. «No, ma sei un uomo che sa come trovare molte cose. Conosci tutti i locali migliori. Io sono stato impegnato e sono fuori dal giro.»

«Certo, come no.» Lucas strinse i denti, ma si rifiutò di abboccare all’amo. L’amico sapeva bene che non si dedicava ad attività illegali nel suo lavoro. No, Snow era semplicemente di pessimo umore, e se non poteva farselo passare con una scopata, lo avrebbe provocato per farsi pestare fino a quando non fosse tornato in sé. Ma Lucas non aveva intenzione di assecondarlo. Non era mai stata una soluzione duratura.

Maledetto Snow e il suo animo ferito.

Lucas avrebbe rinunciato a tutte le sue ricchezze per poter cancellare la sofferenza nel passato dell’amico, così come i dispiaceri che il suo cuore segretamente tenero gli causava giorno dopo giorno in ospedale. Ma nonostante tutti gli anni passati insieme, ancora non aveva trovato una soluzione a quel particolare problema.

«Sì, posso ottenere molte cose.» Lucas si accigliò. «Ma non tutte, e non questa.»

«Tu hai i club, le conoscenze.» Ormai il sorriso di Snow era gelido. «Andiamo, trovami un urlatore.»

«È una richiesta stupida e lo sai.» Si fermò, con il cuore che batteva dolorosamente forte contro le costole. «Accetteresti un sostituto?»

Snow tese le spalle, socchiudendo i freddi occhi azzurro pallido.

«Accetteresti di nuovo me?» gli chiese, le sue parole poco più di un bisbiglio.

 

 

Jocelynn Drake e Rinda Elliott vi aspettano il 14 maggio!

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