Il riso fa buon sangue – Stella Bright

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Titolo: Il riso fa buon sangue

Autore: Stella Bright

Genere: Fantasy

Lunghezza: 169 pagine

Gratuito

 

Trama:

I vampiri non esistono, facciamocene una ragione.

La realtà è molto meno seducente: esiste un’altra razza di Homo Sapiens.

A Ginevra andrebbe anche bene, se non fosse che quando scopre di far parte di questa specie le prende un colpo. Non sarà solo la sua vita a essere messa sottosopra: anche per Ruaridh Erik Laharrague è un bell’impatto, perché sarà colui che la dovrà assistere nel passaggio. Tutta una faccenda di zanne, incazzature, litigate, minacce per niente velate e sconvolgimenti ormonali.

Non è finita qui, perché tutto ciò permetterà ad altre due persone di incontrarsi e amarsi; come dire, due piccioni con una fava. Due piccioni, genere maschile. Ebbene sì, due uomini.

Volete saperne di più? Non vi resta che leggere!

 

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2 recensioni per Il riso fa buon sangue – Stella Bright

  1. 4 out of 5

    Stefania (proprietario verificato)

    Come sempre Stella Bright si contraddistingue per la sua scrittura frizzante, ironica e divertente. Quando leggo i suoi romanzi, riesce sempre a farmi trascorrere ore piacevoli e spensierate e anche questa volta ha centrato l’obiettivo. Adoro le protagoniste femminili che ci presenta perché sono fuori dagli schemi, autonome e, lasciatemi passare il termine… “cazzute”! E vogliamo parlare dei suoi personaggi maschili? No, non ve lo dico. Leggete i suoi romanzi e sarete ricompensate! Complimenti davvero!

  2. 4 out of 5

    Rosa C. (proprietario verificato)

    Tre stelle e mezzo!
    Recensione a cura del blog Briciole di Parole.

    Adoro leggere i libri di Stella Bright, perchè riescono sempre e comunque a strapparmi un sorriso a trentadue denti e/o a farmi sganasciare dalle risate, sia che si tratti di un romance on the road (Alla fine dell’orizzonte), di un rugby romance (Perché proprio a me e Il tuo cuore blindato) o, come in questo caso, con un paranormal romance. Genere con cui vado a nozze, lo sapete!
    A dir la verità, la figura del vampiro pensata dall’autrice – che non è altro che una razza umana diversamente evoluta – non è niente di originale, ma non credo che l’intenzione fosse quella di creare un nuovo mito nell’universo vampiresco; al contrario, credo che l’abbia usato come espediente per darci la sua versione del romanzo paranormale e per creare un personaggio come quello di Ruaridh Erik Laharrague: un esemplare della specie Tenebris che ha sempre e solo pensato al dovere. Una roccia, fisicamente e caratterialmente parlando, che niente e nessuno riesce a scalfire.
    La sua esistenza verrà completamente ribaltata quando, per adempiere al suo compito di maschio che protegge i più deboli e in particolare le femmine della specie, incontra la giovane Ginevra, una umana che non sa sa di essere lì lì per la transizione a vampira. La piccola dark non ha la più pallida idea di essere una Tenebris, l’unico vampiro che conosce è Dracula – il nome con cui ha chiamato il suo pesciolino rosso. L’arrivo di Ruardidh le sconvolgerà la vita, ma se vi aspettate la classica protagonista deboluccia che accetta passivamente la notizia di essere un vampiro, be’, credetemi, sbagliate di grosso. Ginevra è un vero peperino, non si piega mai, impreca come un camionista bulgaro e ogni frase è una dose pesante di sarcasmo e ironia.
    Ginevra è un mondo a parte rispetto a quello vissuto da Ruardidh, che rimarrà sconvolto e affascinato in parti uguali da quella piccoletta che gli tiene testa come se pesasse il triplo e che, con un solo sorriso ben assestato, riesce a mandargli in pappa il cervello e a fargli rizzare qualcosa nei pantaloni 😉 Ho adorato i battibecchi tra i due protagonisti, e anche la leggera tensione sensuale che si respira quando sono nella stessa stanza e vicino, molto vicini.
    Mi è piaciuta tanto anche la seconda love story, quella che nasce a primo sguardo tra Danny, l’amico umano di Gin che ha una specie di sesto senso per il diverso, e Bryan, l’amico tenebris di Ruaridh. Un dolce angelo e un diavolo peccatore di cui, lo ammetto, avrei voluto leggere di più.
    Lo stile è sempre fresco e scorrevole, anche se in alcune parti ci sono alcune ripetizioni dovute al alternarsi tra i punti di vista narranti che risultano un po’ ridondanti, ma nulla di troppo negativo. Se avete voglia di una lettura divertente, ironica e con quel certo non so che, allora non lasciatevelo sfuggire.

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